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Il "paradosso" del lavoratore/atleta

Un atleta ha ciclicizzato nel anno: le fasi degli allenamenti; i carichi delle sedute; e a certi livelli pure le calorie da mangiare e reintegrare (dieta). Il lavoratore (operaio) ha fasi alterne: ha cicli di un paio di settimane come di due mesi; non ha carichi equilibrati e/o crescenti nelle fasi ma giorni con carichi eccessivi con pause brevi e giorni con sforzi minimi e prolungati per tutta la giornata; la dieta non è quantificabile se non equilibrando fra colazione e cena tralasciando i pranzi, non intendo dire di saltarli.

Il lavoratore deve accettare che gli sforzi della giornata sono il suo allenamento, senza avere un ciclo, un'alternanza lavoro/recupero. L'impegno fisico non è quantificabile e il recupero è sempre uguale se non addirittura ridotto. Quindi bisogna ridimensionare il lato "atleta" diventando "specialisti", creando o meglio cercando standard da mantenere saltando da un pacchetto di allenamenti ad un altro in base al carico di "fatica" lavorativa.

Create i vostri protocolli, interessatevi a più discipline, seguitele o fatevi seguire ma non perdete la passione per lo sport, trascrivete e rileggete aggiustando magari le tabelle di marcia... prima o poi ripasserete di là ma voi avrete già una tabella pronta o due settimane di allenamento scritti.

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